I due pulli a pochi giorni dalla schiusa

Mi chiamo Maria Rosa e vivo a Formigine (MO). Dopo 40 anni di lavoro presso un macello bovino nella mia bella Emilia Romagna, sono a godermi la pensione ed ho ampliato la mia passione ornitologica allevando pappagalli, anche se di piccola taglia. Mi danno grande soddisfazione gli ondulati di colore, o cocorite – Melopsittacus undulatus, inseparabili dal collo rosa – Agapornis Roseicollis e kakariki fronte rossa – Cyanoramphus Novaezelandiae.

Devo ringraziare Marta B. la mia amica che mi ha insegnato come allevare a mano poiché, anche se l’allevamento naturale dei genitori è sempre da preferire, in alcuni casi può tornare molto utile saper imbeccare i pulli bisognosi, che io chiamo “Sfortunati“. A questi bisogna dare più amore e ci vuole anche molta pazienza, ma la gioia di vederli crescere appaga tutti gli sforzi. Nonostante il mio impegno alcune coppie possono avere piccoli problemi comportamentali e abbandonare la nidiata.

Ho una bella coppia di Kakariki fronte rossa, specie minacciata di estinzione in ambiente selvatico che si riproduce invece facilmente in ambiente domestico; questa specie rientra in allegato X ed è quindi sufficiente che siano anellati correttamente, io uso anelli diametro 4,2mm in duralluminio, per garantirne la gestione burocratica ai fini C.I.T.E.S..

La coppia in questione è alimentata con misto di semi secchi, frutta e verdure di stagione, pastoncino, pane secco e uova sode, acqua fresca e pulita sempre a disposizione perché la possibilità di fare il bagno è essenziale per questa specie.

Nel periodo di luglio, ho avuto modo di notare che in una covata di 7 pulli, 2 erano rimasti molto indietro come sviluppo rispetto agli altri 5 ormai grandicelli; forse il caldo molto forte di questi giorni, oppure il ritardo della schiusa, ha contribuito a far sì che la coppia abbia trascurato questi due piccolini.

Mi sono così decisa ad imbeccarli a mano, armata di siringhe e cucchiaino e Nutribird A21 come alimento, mi sono cimentata in questa ardua impresa. Dico ardua in quanto uno aveva circa 6 ore di vita ed uno non più di qualche ora.

Capirete benissimo che imbeccare due esserini che a malapena pesano pochi grammi, non è per niente facile, ma la voglia di aiutare questi “sfortunati” mi ha spinto a provare.

A 13 e 10 giorni.

Nelle prime fasi di crescita ho usato un cucchiaino, scioglievo la polvere in acqua calda mescolandola molto bene fino ad ottenere una densità pari allo yogurt, la succhiavano pian piano come fossero due cagnolini, poi a circa 15 giorni sono passata alla siringa.

Facilitata dalle alte temperature, non hanno avuto grossi problemi di riscaldamento e la pappa calda a circa 39 gradi è stata sufficiente a garantire una buona digestione.

La crescita è stata regolare anche se ho dovuto imbeccarli ogni 2 ore nei primi tempi.

Durante l’imbeccamento artificiale è molto importante la pulizia del becco, per evitare micosi, e, ovviamente la costante attenzione nel riempire il piccolo gozzo. Tutte queste cure me li rendono così speciali !!!

Volevo condividere questa esperienza personale in quanto ritengo che potrebbe ritornare utile a chi dovesse trovarsi nella stessa situazione: con un po’ di pazienza e tanto amore si riesce a salvare anche il più fragile degli esseri viventi, passato il momento critico dei primi giorni poi è tutto più semplice ovviamente.

Pronti ad assaggiare il cibo in autonomia.

Testo, foto e allevamento:  Maria Rosa Righi

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