28 settembre 2013

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Maria Tommasi

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Non potevo certo mancare ad un appuntamento così importante al fine di fare chiarezza su temi che riguardano tutti noi che condividiamo questa passione,  e di avere aggiornamenti relativi alla giungla burocratica che ci sommerge.

Tra i temi trattati, anche suggerimenti per salvaguardare il benessere dei nostri animali; temi che dovrebbero comunque provenire dal buon senso e coscienza di ognuno di noi, ma visto il sovente quanto triste “sovraffollamento” e pessime condizioni igieniche alle quali purtroppo si assiste in alcune fiere e manifestazioni ornitologiche, diventa opportuno “ricordare” che il metodo migliore per tutelare la salute dei nostri pappagalli  (e di conseguenza del nostro allevamento) si basa appunto sulla prevenzione e osservanza delle più elementari norme igieniche.

Altro tema interessante, la valanga di normative burocratiche inerenti al Cites, alla giungla di regole alle quali giustamente dobbiamo attenerci, pena sanzioni salatissime, ma che di fatto tra circolari vecchie e nuove, ci fanno brancolare sempre nel buio e confusione più totale. E’ sempre aperto il dialogo tra le parti per “snellire” questi oneri piuttosto pesanti, ma attualmente la situazione rimane invariata.

Veniamo “ all’incubo aviaria”.

Tra le tante difficoltà che il mondo dell’ornitofilia attraversa, non poteva mancare anche questo; Fortunatamente una recente normativa è a nostro favore, riguardo il “surreale” considerare le carcasse dei nostri animali domestici di categoria 1,ovvero la più pericolosa..! questa normativa rivede di fatto la questione, e ci consente di smaltire le nostre carcasse in terreni privati o altri contesti opportuni.

Va a mio avviso fatta una corretta informazione in materia di influenza aviaria, poiché l’eccesso di allarmismo è dannoso quanto la disinformazione ( o l’informazione non completa).

Basta ricordare ad esempio, che se è vero che tutte le specie aviarie sono suscettibili all’infezione, è altrettanto vero che alcune lo sono in particolare: Molte di queste sono specie migratrici, e trasportano il virus in varie parti del mondo.Tra le specie domestiche particolarmente sensibili ai ceppi virali a più alta patogenicità, ci sono i polli, tacchini, faraone, oche e anatre ecc. Già, perchè i vari sottotipi del virus sono stati suddivisi in due gruppi: HPAI (alta patogenicità) e LPAI ( bassa patogenicità).

La maggior parte dei focolai isolati in Italia si sono quasi sempre rivelati a bassa patogenicità.

La strategia  nel breve e lungo termine per contrastare queste difficoltà e preservare la salute dei nostri animali, ritorna sempre al concetto di prima : Igiene e buon senso! Evitare il contatto tra uccelli domestici e specie selvatiche, migliorare le tecniche d’allevamento a tal fine, sia in ambienti chiusi che ( e soprattutto ) in ambienti esterni..!

 Infine, la questione, (quasi mai trattata ) dell’allevamento amatoriale e fisco; A mio parere, come in tutte le cose la questione si basa sempre su moderazione, equilibrio e buon senso. E’ normale quanto fisiologica la cessione o lo scambio di alcuni esemplari, anche per contenere il numero di esemplari e specie; e anche perchè altrimenti non si comprende come poter sostenere gli enormi costi che comporta l’allevamento..! Ma questo non deve certo diventare un comportamento predominante!

In conclusione, quello di sabato 28 settembre è stato un appuntamento molto interessante e costruttivo, che avrebbe meritato molta partecipazione in più, dal momento che non si presentano spesso occasioni come queste, per fare chiarezza su molti argomenti.

 Molto chiara e dettagliata anche l’argomentazione, curata dal relatore, l’Ing. Enrico Banfi , persona molto preparata e disponibile.

Molto bella anche la “location”, che ha fatto da sfondo all’incontro:” la locanda degli animali”.

 Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro!

 

 Testo by

 

Maria Tommasi

Un pensiero riguardo “riflessioni sul convegno

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