1° Maggio

1 ° Maggio.

Una giornata  in amicizia e piena di allegria quella trascorsa il primo Maggio tra gli allevatori di pappagalli provenienti da diverse regioni, Friuli, Veneto, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, un grazie a Walter ed Eleonora per la loro disponibilità concedendo sia il posto che le attrezzature e  ed ai cuochi che hanno preparato un’ eccellente grigliata mista.

La perfetta riuscita è dovuta allo spirito che ci lega, tutto senza interessi personali, tutti hanno contribuito con grande partecipazione, dagli squisiti dolci preparati dalle signore presenti (e non solo signore), ai vini e liquori casalinghi.

Il tempo trascorso assieme è passato dialogando di andamento cove, alimentazione dei nostri uccelli e preoccupazione per il continuo degrado ambientale che purtroppo è sempre in continua crescita, la deforestazione dei paesi di origine dei nostri beniamini è il problema più grande, dobbiamo far sentire la nostra voce e far capire alle generazioni a venire che queste meraviglie sono in pericolo reale, i pappagalli devono essere salvaguardati, l’ egoismo dei paesi più sviluppati guarda solo al profitto di pochi senza curarsi minimamente se spariscono sempre più specie minacciate, diciamo no alle importazioni illegali di animali e piante, ai legni pregiati, al disboscamento delle foreste per coltivare soia e cereali, i paesi che possiedono questi territori distruggono le popolazioni ed il loro habitat per sfruttare i giacimenti di minerali avvelenando i fiumi e disboscando invece di proteggere  la foresta che è un bene prezioso per tutto il pianeta.

Anche se siamo una piccola goccia nel mare bisogna proteggere e salvaguardare, trasmettendo questo ideale alle generazioni a venire possiamo fermare tutto questo, l’uomo ha bisogno degli spettacoli che la natura sa offrire, i pappagalli sono patrimonio dell’umanità.

Gli amici del Grangalà.

 

 

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Convegno Yavanna

~$ CONVEGNO DI YAVANNA 4 2012

Clikka sopra il link e scarica il programma

 

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un riconoscimento

Ringraziamento

 

La serata di venerdì 09/03/2012, dopo una pizza  trascorsa in compagnia dei sostenitori e partecipanti alle iniziative del Gran galà e dopo le immancabili discussioni su allevamenti, normative e andamento delle riproduzioni 2012, ha voluto coronare l’impegno e dedizione per il lavoro svolto dal nostro ideatore e instancabile collaboratore Vitto, un pensiero che vuole esprimere al meglio il nostro ringraziamento per la presenza ed il  sostegno in tutte le attività che nascono dalla collaborazione di tutti , ma consolidate dalle ferme decisioni che sa trasmettere a tutti noi.

Gli amici del Gran galà.

 

 

 

 

 

 

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edizione 2012

UN SUCCESSO DOPO L’ALTRO
L’ evento del 2012 si è riconfermato un successo per quanto riguarda affluenza di pubblico e soggetti in esposizione, è chiaro che la crisi si sia fatta sentire anche per noi, ma il nostro hobby resiste nonostante si riduca il numero di soggetti in allevamento, presente un pubblico attento e scrupoloso sia nella scelta dei soggetti che ala loro qualità, esigente, curioso e stranamente giovane, si i giovani si avvicinano all’allevamento dei pappagalli e si informano sulle tecniche di allevamento e cura, non più solo merce  di scambio, ma salvaguardare i soggetti presenti in allevamento e nei loro luoghi di origine

 

Questo infatti è il nostro obiettivo principale, espandere la cultura legata all’ornitologia e la conoscenza di specie rare da allevare in ambiente domestico, fino a qualche anno addietro era difficile vedere amazzoni di Cuba, auropalliata, oratrix o Conuri del genere pyrrhura e aratinga e questo sicuramente dimostra la sensibilità nel salvare e proteggere specie diventare sempre più rare sia in natura che in allevamento.


Il programma della serata di sabato 28 Gennaio ha avuto come apertura la nuova iniziativa, far incontrare allevatori ed  appassionati, con esperti in questo settore, una sorta di convegno – dibattito iniziato alle 18.00, a seguire la cena casalinga sul posto con specialità locali.
Per l’occasione,  la prima serata ha avuto un’ospite di eccezione, il dott. Lorenzo Crosta, esperto veterinario aviario, i presenti hanno seguito con interesse la tematica sulla cura e malattie derivate da errata  alimentazione di questi uccelli provenienti da diversi continenti e con esigenze molto differenti tra loro.

Le diapositive e filmati hanno svelato particolari davvero interessanti che hanno spiegato comportamenti legati alla vita sociale di questi intelligenti animali, utilissime riflessioni per far vivere al meglio i nostri beniamini in ambiente domestico.
Le tematiche trattate si possono anche trovare nel recente libro scritto dallo stesso medico veterinario dal titolo “ Voglio un pappagallo “,    (Edizioni Castel Negrino)  bellissime foto e argomenti che ogni persona dovrebbe conoscere quando si decide di tenere un pappagallo come compagno o per saperne di più sulla salute ed il loro  benessere.

 

Domenica 29 Gennaio si è aperta con affluenza numerosa sin dalle prime ore del mattino, favoriti dalla giornata di sole, espositori e visitatori provenienti anche da lontano, erano presenti produttori di attrezzature sempre più migliorate e novità in campo di alimentazione e prodotti per la salute dei pappagalli.
La pausa pranzo è stata un’occasione per degustare lo spiedo e le specialità locali che  la cucina della Pro loco di Visnà ci ha fatto gustare, organizzazione e piatti davvero abbondanti, tempestività nel servire al tavole e grande cortesia, ci si sentiva in famiglia !
Il primo pomeriggio ha richiamato dei visitatori curiosi piuttosto degli allevatori, ma non meno interessati agli splendidi colori e forme che i pappagalli possono regalare, le ore sono trascorse veloci ed è ormai ora di chiudere, i primi sono gli espositori da più lontano a partire, nel giro di poche ore si sgombra il tutto, siamo soddisfatti del risultato raggiunto e pensiamo ormai al prossimo anno, cercando di migliorare eventuali imperfezioni ed errori.
Un grazie al Comune di Vazzola per  l’aiuto e sostegno datoci alla realizzazione dell’evento, all’ USL locale per il servizio sanitario ed alla Pro loco per la disponibilità dei locali e  ristoro.
Grazie anche agli espositori tutti, senza di loro non potremmo ripetere questa manifestazione sempre in continua crescita.

Il Comitato Organizzatore.

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importante novità

2011-II° PERCORSO CERTIF. GIALLO

per i detentori di soggetti in allegato A

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Trasporto degli animali

Quello che bisogna sapere per trasportare i propri animali da affezione in assoluta tranquillità.

Scarica il pdf quì sotto !

 

LEGISLAZIONE DEL TRASPORTO

 

Buon viaggio !

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edizione 2012

per maggiori info vai alla pagina "prossima edizione"

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commercio di pappagalli

Il commercio dei pappagalli di cattura: fermiamolo!

Testo e foto di Rosemary Low

cattura ceneriniNon avendo ancora istituito una normativa che proibisce le importazioni, sembrerebbe che in Europa non ci preoccupiamo abbastanza per il benessere dei pappagalli. Con l’entrata in vigore del Wild Bird Conservation Act del 1993, gli USA hanno stabilito un precedente positivo ed un ottimo esempio. Vorrei sottolineare l’importanza di questa legge e la necessità di una normativa simile in Europa e altrove. Attualmente un Inghilterra viene applicato un doppio standard. Nella maggior parte dei casi è illegale catturare gli uccelli nativi, prendere le loro uova o perfino disturbarli nei nidi, si può rischiare il carcere. Eppure importiamo legalmente da altri paesi migliaia di pappagalli catturati in natura. Il World Parrot Trust sta lottando per far cessare le importazioni degli uccelli di cattura nell’Unione Europea. La nostra petizione è stata firmata da oltre 16.000 persone di 83 paesi. Se non lo avete già fatto, vi chiediamo di firmarla e di cercare di farla firmare ad almeno altre tre persone.

Il commercio dei pappagalli di cattura è crudele, irresponsabile e inutile. Le ragioni a favore di questo commercio, che si ascoltano spesso in Europa, non sono valide e si basano su concetti errati.

Occorre “nuovo sangue”: FALSO

Molti allevatori dichiarano che è necessario ottenere “sangue nuovo” per mantenere le specie che sono più rare in cattività. Io sostengo che l’esperienza passata ha dimostrato che l’altissimo numero di alcune specie non ha generato una popolazione stabile in cattività semplicemente perché non sono commerciabili. Un esempio è quello del Parrocchetto dalle guance grigie (Brotogeris pyrrhopterus), proveniente dall’Ecuador occidentale e dall’estremo nord del Perù. E’ stato molto sfruttato negli anni ‘80, prima di allora la specie era abbondante nella sua limitata area di distribuzione in natura. Tra il 1983 e il 1988, almeno 60.000 esemplari sono stati esportati. La maggior parte erano piccoli catturati nei nidi e allevati a mano. Negli USA erano molto popolari. Malgrado le decine di migliaia di esemplari esportati, oggi è una specie rara in cattività. Probabilmente negli USA vengono riprodotti in meno di 10 allevamenti. L’anno scorso ho fatto molte ricerche, inserendo degli annunci su diverse pubblicazioni specializzate, ma in Inghilterra non sono riuscita a localizzare un singolo esemplare. Se una specie non si può stabilizzare in cattività, dopo che ne sono stati importati 60.000 esemplari in 5 anni, l’affermazione che il commercio degli uccelli di cattura deve continuare per fornire agli allevatori esemplari non imparentati, non è molto convincente. Oggi, la popolazione totale del Parrocchetto dalle guance grigie, classificato Minacciato, è stimata a soli 15.000 esemplari, un quarto del numero esportato in cinque anni. In questo caso il commercio ha avuto un impatto duraturo sul calo della popolazione, che a causa della deforestazione non è più possibile recuperare.

Le catture sostengono le comunità locali: FALSO

Alcuni acquirenti di pappagalli di cattura credono di contribuire al sostegno economico delle comunità locali. Di fatto, la cattura dei pappagalli genera degli introiti molto bassi per chi le effettua o per gli altri abitanti dei paesi di origine che hanno bisogno di soldi. Katherine Renton sta effettuando delle ricerche in Messico sull’Amazona finschi, dove il commercio delle Amazzoni di cattura sta avendo un impatto molto negativo, ed ha messo a tacere il mito che sono i poveri a beneficiare dalle catture dei pappagalli. La maggior parte dei profitti di questo commercio vanno agli intermediari, già benestanti, nei paesi di destinazione.

L’allevamento contribuisce alla conservazione: FALSO

cenerini mortiAlcuni allevatori sostengono che riproducendo le specie più rare, che vengono ancora importate spesso illegalmente, contribuiscono alla loro conservazione. In Inghilterra, c’è stato il caso dell’allevatore che si è procurato delle Are di Lear (Anodorhynchus leari) di cattura, una specie gravemente minacciata, ed ha scontato una condanna in prigione. Dichiarò che il suo unico obiettivo era la conservazione della specie. Una rivista settimanale specializzata ricevette molte lettere a sua difesa, che protestavano per una sentenza troppo pesante e ingiustificata. Apparentemente, gli autori non avevano capito che le azioni di questo allevatore e di chi compra queste specie, sono il motivo per cui la specie è così minacciata.

Il motivo principale per cui gli allevatori privati non possono partecipare ai programmi di riproduzione per le specie minacciate è il rischio di trasmissione di malattie. Negli ultimi vent’anni le malattie virali hanno colpito gravemente allevamenti e collezioni di pappagalli in tutto il mondo. Queste malattie sono il risultato delle esportazioni massicce di pappagalli catturati in natura, dove un gran numero di esemplari viene tenuto in condizioni di sovraffollamento e di mancanza d’igiene. I pappagalli selvatici possono vivere a lungo in contatto con questi virus, ma in condizioni di stress vengono colpiti dalle malattie. Inoltre, quando delle specie provenienti da continenti diversi vengono tenute nello stesso ambiente, possono contrarre malattie fatali trasmesse da virus dai quali non sono in grado di difendersi. Mi riferisco alle epidemie della malattia del becco e delle penne (PBFD), PDD, Pacheco ed altre. Molte di queste malattie si manifestano negli allevamenti anche quando le condizioni sono ottimali. L’alta incidenza delle malattie dove vengono mantenute molte specie diverse, significa che la reintroduzione di esemplari riprodotti in cattività costituisce un rischio inaccettabile per le popolazioni selvatiche. Per questo motivo, i programmi di allevamento per la reintroduzione delle specie minacciate devono svolgersi in situ, come viene fatto per i Parrocchetti Echo (Psittacula eques) a Mauritius e per l’Amazona vittata a Porto Rico.

Alcuni allevatori sostengono anche che è importante mantenere e riprodurre in cattività le specie più minacciate per permettere di reintrodurle se estingueranno in natura. Il fatto che i pappagalli allevati a mano non sono generalmente adatti per essere reintrodotti, è un altro motivo per cui gli allevatori privati difficilmente potranno partecipare alla conservazione delle specie a rischio. Nella riproduzione in cattività la maggior parte dei piccoli viene allevata a mano, e non dai genitori, per massimizzare la produzione (e i guadagni).

Le coppie potranno riprodursi ancora: FALSO

Tra chi è favorevole al commercio degli uccelli di cattura, c’è chi sostiene che quando si prelevano i piccoli dai nidi selvatici, i genitori si riprodurranno nuovamente. I dati raccolti tra il 1979 e il 1999 da una serie di ricerche sull’ecologia e il comportamento di specie neotropicali, hanno dimostrato che il tasso delle catture medio era del 30% (Wright and Toft, 2001). Se la riproduzione non andava a buon fine, era estremamente raro che le coppie (di diverse specie) si riproducessero nuovamente nello stesso anno, succedeva solo con l’1% delle coppie.

Altri motivi per proibire il commercio dei pappagalli di cattura:

Crudeltà

Le tecniche di cattura sono disumane. Chi ne dubita, dovrebbe vedere il video del World Parrot Trust, “Where the wild Greys are”. Dimostra il terribile trattamento inflitto ai pappagalli Cenerini, anche a molti esemplari adulti, catturati con le reti nel Congo. Si tratta del tipo peggiore di commercio e di un terribile spreco, perché molti degli esemplari adulti moriranno per lo stress dopo aver passato gironi, settimane o mesi di terrore. La cattura di pappagalli adulti non dovrebbe essere consentita perché:

a) Molti non si adatteranno mai alla vita in cattività

b) La popolazione in età riproduttiva viene decimata

c) Le catture privano alcune coppie dei loro compagni, e probabilmente causano la morte dei piccoli nei nidi che non vengono più nutriti.

Le catture dei piccoli nei nidi sono altrettanto crudeli. Un commerciante nel Chaco in Argentina, ha dichiarato che in un anno trattava in media 7.000 Amazona aestiva, e che nel 1973 ha allevato a mano 13.500 piccoli, arrivando a nutrire fino a 300 piccoli all’ora. Un documentario tristemente famoso, trasmesso molte volte in televisione, mostrava dei piccoli di questa specie mentre venivano nutriti, anche eccessivamente. In questo caso i piccoli morivano quasi istantaneamente, e i corpi venivano gettati da una parte.

Le catture estirpano le popolazioni

cenerini

Le catture, da sole o sommate alla perdita degli habitat, possono causare come è già successo per l’Ara di Spix (Cyanopsitta spixii), l’estinzione delle specie in natura. Diverse specie, che una volta erano comuni e che sono familiari a tutti noi, hanno subito un declino catastrofico a causa delle catture. In Venezuela per esempio, l’Amazona ochrocephala è la specie più richiesta a causa della sua capacità di parlare. Desenne e Strahl (1991) sostengono che la specie “potrebbe diventare minacciata in Venezuela in seguito al gran numero degli esemplari catturati per il commercio nazionale e internazionale”. Il Cacatua sulphurea sulphurea è una delle 15 specie di pappagalli classificate come Criticamente Minacciate, unicamente a causa delle catture eccessive per il commercio.

Il numero dei pappagalli catturati è altissimo. Uno studio della fine degli anni ‘90 sul commercio internazionale dei pappagalli, ha rivelato che tra il 1991 e il 1996 sono stati esportati 1.200.000 pappagalli, la maggior parte delle specie proveniva dai paesi neotropicali. Si ritiene però che il numero dei pappagalli catturati in natura sia molto più alto, perché non è stata calcolata la mortalità precedente all’esportazione, stimata fino al 60% di tutti gli esemplari catturati da adulti o nei nidi. I dati ufficiali non tengono conto del considerevole commercio illegale di pappagalli, internazionale e locale. Considerando tutti questi fattori, si è stimato che dal 1982 al 1986 il totale dei piccoli catturati nei nidi nei paesi neotropicali era tra i 400.000 e gli 800.000 l’anno.

Distruzione dei nidi

La mancanza di nidi, spesso causata dall’abbattimento degli alberi, sta causando la diminuzione delle popolazioni selvatiche in molte zone. I ricercatori che nel Chaco argentino hanno studiato l’impatto delle catture sull’Amazona aestiva, hanno calcolato che tra il 1981 e il 1989, per catturare i piccoli nei nidi sono stati abbattuti o danneggiati illegalmente circa 100.000 alberi utilizzati dalla specie per nidificare (Bucher et al, 1992).

CITES

pappagalloLa Convenzione sul Commercio delle Specie Minacciate (CITES) ha contribuito – ma non sufficientemente – a controllare le esportazioni. Si tratta dell’unico trattato internazionale per la protezione dallo sfruttamento commerciale eccessivo delle specie minacciate di flora e di fauna. A seconda del grado di minaccia, le specie sono suddivise in tre Appendici o Allegati. La I Appendice comprende le specie più minacciate, per le quali le catture avrebbero un effetto catastrofico. La II Appendice include le specie che potrebbero diventare minacciate con un commercio incontrollato. La cattura di queste specie è consentita se è sostenibile e se gli esemplari sono stati ottenuti legalmente. Nella II Appendice sono stati inclusi anche i discendenti riprodotti in cattività, ma non di prima generazione, delle specie di I Appendice.

Il trattato è stato firmato nel Marzo del 1973. Il 6 Giugno 1981, quasi tutte le specie di Psittacidi, escluse quelle già appartenenti alla I Appendice, sono state incluse nella II Appendice. Attualmente 136 paesi hanno aderito alla convenzione CITES. Purtroppo, alcuni dei paesi che commerciano un numero altissimo di pappagalli di cattura non hanno aderito alla CITES. Le specie di II Appendice continuano ad essere catturate ed esportate, malgrado la maggior parte non sia stata studiata e non si sa se il livello delle catture è sostenibile. Le quote annuali di cattura, come quelle stabilite dai governi della Guiana e dell’Argentina, apparentemente non sono state basate su delle ricerche, e potrebbero essere state o essere tuttora non sostenibili.

Paesi esportatori

Negli ultimi decenni, ci sono stati molti cambiamenti nei principali paesi neotropicali esportatori di pappagalli. Dal 1967 il Brasile proibisce l’esportazione della fauna selvatica, il Costa Rica e il Venezuela dal 1970 e la Colombia dal 1973. All’inizio degli anni ‘70, gli esportatori principali erano il Messico, la Colombia, il Perù e il Paraguay. Nei primi anni ‘80, il Belize, l’Ecuador, il Messico e la Colombia cessarono di esportare uccelli catturati in natura, e gli esportatori principali erano l’Argentina, la Bolivia, la Guiana, l’Honduras e il Perù. Nel 1984 la Bolivia ha proibito le esportazioni di fauna selvatica, e per qualche anno l’Argentina diventò il principale esportatore di pappagalli neotropicali. Il Guatemala proibì le esportazioni nel 1986, e l’Honduras nel 1990. All’inizio degli anni ‘90, la maggior parte dei pappagalli esportati in Europa proveniva dalla Guiana e dal Nicaragua. E’ importante notare che nella maggior parte di questi paesi il commercio locale dei pappagalli di cattura ha continuato ad essere molto attivo, e che le catture e le esportazioni illegali di molte specie non sono diminuite Molti pappagalli vengono portati illegalmente oltre frontiera.

Specie con un alto livello di mortalità

Alcune specie vengono esportate malgrado le loro probabilità di sopravvivenza siano quasi nulle. E’ risaputo che lo Psittacula longicauda raramente sopravvive in cattività per più di pochi mesi. Si è riusciti raramente a riprodurre la specie in cattività, e non a lungo termine. Nel 2000, 648 esemplari sono stati esportati dalla Malesia, è improbabile che qualcuno di loro sia ancora vivo. Molti non sopravvivono neanche al viaggio, in parte perché vengono trasportati male per risparmiare sui costi.

Un’altra specie originaria della Malesia con un altissimo tasso di mortalità, è il piccolo Psittinus cyanurus. E’ classificato Quasi-minacciato (quasi come Vulnerabile, cioè a rischio di estinzione a medio termine). Il tasso di sopravvivenza è basso anche per i Loriculus galgulus esportati dalla Malesia, anche se si riesce a riprodurne un numero ridotto in cattività. Ovviamente, l’obiettivo delle esportazioni è solo economico senza nessuna considerazione per il benessere degli uccelli. Anche se questo non dovrebbe stupire nessuno, il commercio delle specie che soffrono di un tasso di mortalità eccessivo dovrebbe essere proibito. Purtroppo, è probabile che passeranno molti anni prima che l’etica avrà un suo ruolo in questo commercio, se mai succederà.

Il commercio in Indonesia

A Luglio di quest’anno, l’associazione indonesiana KSBK (Animal Conservation for Life) ha pubblicato un rapporto sul commercio dei pappagalli in Indonesia. Nella provincia di North Maluku vengono catturati annualmente 15.000 pappagalli. Non c’è limite al numero di catture effettuate per certe specie (come il Cacatua alba). Anche per le specie per le quali non esiste una quota di esportazione, vengono rilasciati permessi di cattura dal SBKSDA, l’autorità forestale. L’esercito indonesiano (TNI) è coinvolto in questo commercio. I militari che rientrano dal servizio trasportano centinaia di pappagalli sulle navi della Marina Militare. Tra le specie commerciate ci sono i Lorius garrulus, gli Eos squamata e i Cacatua alba. Da Gennaio a Marzo del 2002, il KSBK con il sostegno del RSPCA, ha condotto un’investigazione sul commercio dei pappagalli in cinque mercati di Java. I Lorius lory sono la specie più commerciata, sono molto numerosi anche altre specie di Lorius, gli Eos, gli Eclectus, gli Alisterus chloropterus e i Tanygnathus. I commercianti di Jakarta e di Bali spediscono gli uccelli in Pakistan, Qatar, Taiwan, Italia e Spagna, molti di questi uccelli vengono dichiarati falsamente come riprodotti in cattività. Tra le specie catturate, il 47% sono protette dalla legge locale. Le catture hanno causato l’estinzione locale dei Cacatua sulphurea e moluccensis, degli Eos histrio, dei Lorius domicella e garrulus.

Il nostro iscritto Stewart Metz, M.D., ha creato una petizione indirizzata a Megawati Soekarno Putri, presidente dell’Indonesia, per fermare il commercio illegale degli uccelli indonesiani. Vi invitiamo a firmarla su questo sito: www.PetitionOnline.com/cockatoo/petition.html

E’ stato provato che il Wild Bird Conservation Act (WBCA) ha avuto l’effetto di diminuire le catture dei piccoli nei nidi in Sud America. Nelle dieci specie per le quali è stato possibile effettuare un paragone diretto, il tasso delle catture era del 48% prima dell’entrata in vigore del WBCA , successivamente è diminuito al 20%. Gli studi hanno dimostrato che dopo il blocco delle importazioni dei pappagalli di cattura negli USA, le esportazioni di alcune specie dai paesi neotropicali è diminuita. Si ridurrebbero ancora di più se l’Unione Europea seguisse lo stesso esempio. Il 75% del totale dei pappagalli di cattura commerciati legalmente nei tre anni successivi all’entrata in vigore del WBCA, sono stati importati nell’UE.

Tuttavia, ci sono anche altri paesi, specialmente in Asia, che importano un gran numero di pappagalli di cattura. E’ probabile che in futuro la maggior parte dei paesi non permetterà più le importazioni dei pappagalli di cattura. Ma forse sarà troppo tardi, e il numero di molte specie si sarà talmente ridotto che le catture per l’esportazione non saranno più redditizie. Questo commercio ha già causato un danno irreversibile e una sofferenza inimmaginabile a milioni di pappagalli.

Bibliografia

Bucher, E.H., C.S.Toledo, S.Miglietta et al, 1992, Status and management of the Blue-fronted Amazon Parrot in Argentina, PsittaScene, 4 (2): 3-6. Desenne, P., and S.D.Strahl, 1991, Trade and the conservation status of the family Psittacidae in Venezuela, Bird Conservation International, 1 (2): 163-169. Wright, T., and C.A.Toft, 2001, Nest poaching for trade, PsittaScene, 13 (3): 6.

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare John Caldwell, WCMC, Cambridge, per i dati sul commercio.

Vi prego di riprodurre questo articolo. Non è necessaria la nostra autorizzazione ma vi chiediamo di citarne la fonte: “Questo articolo è apparso per la prima volta su PsittaScene del Novembre 2002, la rivista del World Parrot Trust”.

Il Vecchio Salice © 2006 – 2009

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CAMPOGALLIANO 2011

CAMPOGALLIANO  2011

Anche quest’anno è arrivato l’atteso appuntamento con CAMPOGALLIANO, in questa località che si trova in provincia di Modena ogni anno si svolgono i campionati del CLUB AMICI DELL’ONDULATO, già ventidue sono state le edizioni per quanto riguarda gli ondulati di  forma e posizione , mentre per l’ondulato di colore siamo giunti all’ottava.

l'entrata

Questo appuntamento è molto importante per tutti gli appassionati, ed anche quest’anno io e mia moglie abbiamo deciso di esserci.

il taglio del nastro

 

 

 

 

 

 

Mi diventa difficile descrivere quello che si prova quando un tuo soggetto viene giudicato il migliore, quest’anno è toccato proprio a noi,

il best show

( mi ritorna in mente il 2008, anche in quell’anno riuscimmo ad ottenere lo stesso risultato) e l’orgoglio di mettere in mostra un proprio beniamino che ha fatto il BEST SHOW non ha paragoni. Ci rimane una grande felicità che ci piacerebbe condividere con tutti.

Và comunque un grosso grazie al Presidente del Club, a tutto il Consiglio Direttivo che hanno saputo organizzare ogni cosa affinchè l’evento si potesse svolgere nel migliore dei modi, è stata veramente una bella Festa.         

 

 

 

 

Arrivederci al 2012

Testo e foto di Casagrande Giuseppe

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Esperienze di allevamento

Ara ararauna

 

Ho 48 anni ed ho cominciato ad allevare i pappagalli a 20anni, allevando: ondulati, colopsitte inseparabili parrocchetti dal collare, conuri, e successivamente parrocchetti australiani ,lori, ara, amazzoni,ecc.

Nel  giugno del 2005, acquistai da un noto commerciante di Bergamo una femmina di ararauna, ebbi un’ottima opportunità, perché potei scegliere in un gruppo di 15 femmine che avevano appena finito il periodo di quarantena, a mio parere scelsi un esemplare stupendo, quella più grande di taglia,  con un piumaggio stupendo.

Il maschio l’avevo fatto visitare da un noto veterinario,  dall’esame endoscopico risultava  in perfetta salute, e maturo sessualmente.

La coppia veniva alloggiata in una gabbia da mt 2×2 lunga mt 6, coperta da soli 2 mt, il resto della gabbia scoperta immersa nel verde, in modo che i soggetti possano prendere la pioggia  e il sole, il nido è costituito da una botte in legno, quelle comunemente usate per il vino.

L’alimentazione è composta da una miscela di semi che io stesso preparo: girasole, cartamo, grano saraceno,canapa, avena decorticata, vari cereali soffiati ed fioccati, frutta varia e verdura di stagione, una ciotola con grit sempre a disposizione, ed una decina di noci al giorno.

I due esemplari hanno dimostrato  subito molta sintonia, con scambio di carezze e  baci, dopo un mese, il maschio cominciava ad ispezionare il nido con la femmina, questo comportamento diventava sempre più frequente, ad un certo momento notai che, quando il maschio entrava nel nido cominciava a litigare con la femmina, non facendola entrare,  dopo una settimana decisi di fare un secondo foro d’entrata nel nido, allo stesso livello dell’alto, a distanza di 40cm, e vidi subito dopo il maschio che entrava da un foro, e la femmina dall’altro, senza litigare anzi coccolandosi appena dentro.

Verso il 5 di Ottobre la femmina depose il primo uovo, ed in seguito altri 2, alla fine ottobre cominciai ad integrare la dieta, con del postone all’uovo, con dei biscotti tipo cantucci alle mandorle, aumentando le noci, frutta e verdura, ma prediligevano le banane, e crocchette per gatti quelle  per i cuccioli.

Ai primi di novembre vidi  nel nido  due pulcini, e da li a poco il maschio cominciò a mangiare per prima le crocchette, ne mettevo a disposizione una manciatina al giorno, e comunque dopo mangiava tutto quello  che gli mettevo a disposizione.

La coppia allevò i due piccoli molto bene,  verso la 16^ settimana uscirono dal nido, e a circa sei mesi erano completamente svezzati.

Da allora la coppia si riproduce regolarmente, dando ovviamente immense soddisfazioni.

A mio parere avere dei giovani, che sono stati allevati dai loro genitori, e sicuramente un ottima condizione, per avere delle progenie sane, e sicuramente riproduttive in futuro.

terza settimana di vita

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

quinta settimana

Un saluto da Bavaresco Maurizio, e buon allevamento a tutti.

e-mail mauriziobavaresco@libero.it tel  331 3713159

 

ottava settimana

 

 

 

 

decima settimana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

involati alla sedicesima settimana

Testo e foto Maurizio Bavaresco

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